Yeti alle Svalbard – lo Yeti è esistito?

19 Febbraio, 2014 • News, scienza e naturaNessun Commento

Yeti alle Svalbard –

 

Colpo di scena: lo Yeti esiste davvero. Le prime indiscrezioni sugli esami del Dna effettuati su alcuni reperti provenienti dall’Himalaya indicano che essi appartengono veramente ad un essere vivente sconosciuto. Ma non si tratterebbe né di un ominide, né di un primate, bensì di un’altra specie di plantigrado di cui, fino ad oggi, si ignorava l’esistenza.
Il mistero dell’Abominevole Uomo delle Nevi, tramandato per secoli dalle popolazioni che abitano sul Tetto del Mondo e testimoniato in epoche recenti da alcuni scalatori, terrorizzati dall’incontro faccia a faccia con quella spaventosa creatura, sembra dunque risolto. Quell’essere in grado di camminare eretto sulle zampe posteriori, molto massiccio e coperto di peli non è frutto della fantasia o della suggestione: è un orso.

Yeti alle Svalbard – A questo portano i test compiuti da Bryan Sykes, docente di Genetica Umana presso l’Università di Oxford, che saranno presto presentati in un documentario trasmesso da Channel 4 e pubblicati poi in un libro che uscirà la prossima primavera. Lo scorso anno, il genetista britannico aveva invitato tutti coloro che sostenevano di avere le prove dell’esistenza dell’Uomo-Scimmia a mandargli i reperti in loro possesso, per sottoporli all’esame del DNA. Particolarmente interessanti si sono rivelati quelli scoperti nella regione di Ladakh e nel Bhutan.

 

Yeti alle Svalbard

Yeti alle Svalbard

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Yeti alle Svalbard – Dopo averli analizzati con le tecniche più moderne ora a disposizione ed averne paragonato le sequenze con i genomi conservati nell’archivio della GenBank (una vera e propria “banca genetica“), il professor Sykes ha scoperto una corrispondenza addirittura del 100 per cento con un campione proveniente dalla mandibola di un antico orso, vissuto tra i 120 mila e i 40 mila anni fa a Svalbard, in Norvegia. All’epoca, orsi polari e orsi bruni si stavano separando in due distinte specie, ma erano ancora frequenti gli incroci.

Yeti alle Svalbard – L’ipotesi più probabile, per il docente britannico, è che gli Yeti siano proprio degli ibridi. “È un risultato eccitante e assolutamente imprevisto”, ha detto alla stampa, aggiungendo: “Potrebbe significare che esiste una sottospecie di orso bruno, sull’Himalaya, che discende direttamente dall’antenato dell’orso polare. Oppure che forse, più di recente, c’è stata un’ibridizzazione tra l’orso bruno e l’erede di quell’antico orso bianco.”
Il campione proveniente da Ladakh appartiene ai resti mummificati di una creatura abbattuta da un cacciatore circa 40 anni fa. L’uomo rimase così colpito dall’aspetto di quell’animale che decise di conservarne alcune parti. Quello del Bhutan, invece, è un ammasso di peli rinvenuto in una foresta di bambù da un gruppo di documentaristi verso il 2000. “Quella specie di orso non esiste più, per la scienza, da 40 mila anni a questa parte.

Yeti alle Svalbard – Ora invece sappiamo che un esemplare era vivo fino pochi anni fa. E la cosa interessante è che abbiamo trovato questo tipo di animale alle due estremità dell’Himalaya: probabilmente ce ne sono ancora molti altri in giro”, ha spiegato Sykes.

Non solo. I resti dell’animale ucciso suggeriscono un’altezza di circa 5 piedi ( circa un metro e mezzo), decisamente meno dei consueti racconti. Ma per Sykes è probabile che altre caratteristiche di quella bestia corrispondano con quelle attribuite al mitico Yeti. “Il fatto che il cacciatore, abituato a sparare agli orsi, lo abbia trovato insolito e ne sia stato spaventato, mi fa pensare che quella specie si comporti in modo diverso. Magari sono più aggressivi, più pericolosi oppure camminano sempre sulle due zampe posteriori”

Yeti alle Svalbard – Una ipotesi che sembra coincidere con quanto scoperto dallo scalatore italiano Reinhold Messner, il primo uomo ad aver raggiunto la vetta dell’Everest senza ossigeno. Anche lui, nel 1986, mentre si trovava in Tibet, si imbattè in quella terrificante creatura e da allora ha iniziato una sua ricerca personale per cercare di capire cosa abbia realmente visto. In un manoscritto di 300 anni fa, ha trovato un disegno di un Chemo- il nome tibetano dello Yeti- con la scritta: “È una varietà di orso che vive nelle aree montuose inospitali. ”

Yeti alle Svalbard – Certo, così vanno completamente deluse le aspettative di quanti speravano di veder dimostrata l’esistenza di un ominide preistorico, sopravvissuto in isolamento qui e in altre zone inaccessibili del mondo: dallo Yeti al cugino americano- Sasquatch o Bigfoot- spesso avvistato nelle foreste inabitate del Nord America. “I teorici del Bigfoot credono di essere stati rifiutati dalla scienza. Ma la scienza non accetta e non rifiuta alcunchè, esamina semplicemente le prove. Ed è quello che io ho fatto”, ha tagliato corto Bryan Sykes.

Yeti alle Svalbard – fine – da Panorama

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