Viaggio al Polo Nord – Isole Svalbard

6 febbraio, 2013 • Resoconti di viaggioNessun Commento

Vittorio ed Antonio
vick.db@bvirgilio.it

PREMESSA
Come è nata l’idea: da sempre uno dei miei sogni nel cassetto era quello di visitare il Polo Nord di vedere e camminare sul mare ghiacciato essere immersi in una natura incontaminata dove non si vede e speriamo non si vedrà mai il segno catastrofico dell’uomo. Nel 2002 proposi, a proposito sono Vittorio, alla mia futura moglie di andare in viaggio di nozze al polo, ma ovviamente la risposta fu negativa, anche se la mia metà non è un tipo che si perde d’animo, solo che lì per lei era veramente estrema come destinazione, per cui optammo per un lungo safari in auto per l’Europa – destinazione d’arrivo Norvegia. Ma il pallino dell’artico non si dimentica, così a distanza di quasi 10 anni, colgo l’occasione al volo, quest’anno compio 40 anni per festeggiare realizzo il sogno vado alle Svalbard, lei non è contraria, dice solo basta che torni. È il mese di ottobre del 2010 vado in agenzia (grande Tobia) ed inizio ad organizzare. Vi chiederete e Antonio? Io sono quasi organizzato – parto da solo – la voglia di andare lì è tanta, ma una sera mi chiama Antonio, quell’estate purtroppo non abbiamo passato le ferie insieme, allora ci si racconta le varie esperienze e parlando ecco che gli dico “sai ad aprile prossimo faccio 40 anni e per festeggiare vado al Polo Nord” e lui senza nemmeno rifletterci un attimo “dammi 48 ore convinco mia moglie e parto con te” – anche lui ad ottobre compie 40 anni ed un amicizia ormai trentennale ci lega. Due giorni dopo mi chiama “tutto a posto prenota anche per me e mandami i ragguagli. Ed ecco che aspettiamo con ansia quel momento che finalmente arriva.

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1° GIORNO SABATO 16 APRILE: LA PREPARAZIONE
Ore 8,30 partenza da casa – Aversa (Ce) – in auto destinazione Trezzano sul Naviglio (Mi) arrivo ore 16,00. Dopo qualche ora di cammino in auto giungiamo a Trezzano a casa del compagno d’avventura , che da questo momento diventa Peppino.  Si scaricano i bagagli si fa il punto della situazione si controlla l’attrezzatura – maglie di lana, guanti, cappelli, calzamaglie e quant’altro ivi comprese  le scorte alimentari (spaghetti, rigatoni, sughi pronti e scatolette di tonno e fagioli) – cernita delle macchine fotografiche del binocolo e dei documenti di viaggio, serata in famiglia con i bimbi poi tutti a letto.

2° GIORNO DOMENICA 17 APRILE: LE TAPPE E L’ARRIVO
Ore 9,30 saluti a mogli e figli e si scende dove ci aspetta Angelo, cui abbiamo rotto le scatole di domenica per farci accompagnare a Malpensa. Arrivo in aeroporto ore 10,30 circa, per la prima volta a 40 anni, prenderò l’aereo, ma mi sento sicuro, non farò l’imbranato anche perché c’è Antonio con me, per lui andare in aereo è come andare in metro – o così credevo. Pesiamo i bagagli tutto a posto non ci sono  supplementi da pagare. Arriva (credevo) il momento del check-in , ci mettiamo in fila, ma proprio mentre siamo in fila vediamo le persone davanti a noi con pantaloncini corti ed infradito, è vero che la gente è strana ma noi dobbiamo andare ad Oslo (primo scalo) e sempre aprile è. Qualche minuto e ci rendiamo conto d’aver sbagliato fila eravamo diretti a Singapore – ecco Totò e Peppino che iniziano la loro fantastica avventura. Cambiamo fila facciamo il check-in giusto e ci imbarchiamo. Domando a Peppino quali sono i nostri posti e lui legge i biglietti e dice 25 e 26 percorriamo l’intero aereo e vai 4 poi 5…6..12..18..23..24 e sono finiti i posti al chè dico a Peppino ma hai visto bene, si mi risponde lui, vedi 25 e 26 ma  ops… quelli erano i numeri di prenotazione.. i nostri posti sono il n. 8 lettere e/f e rifatti tutto l’aereo con le persone che intanto entravano che macello. Due ore e mezzo di volo (bellissimo prendere l’aereo) e siamo ad Oslo dove ci attendono 4 ore di scalo in attesa della coincidenza per le Svalbard. Particolare: all’interno dell’aeroporto di Oslo l’arte moderna la fa da padrone e questo ne è un esempio:
Ci si imbarca di nuovo questa volta la destinazione è quella finale arriveremo al polo sulle isole Svalbard (www.svalbard.it). Il volo dura circa 3 ore ma è fantastico man mano che si va verso il nord ed ormai sono circa le 22,00 la luce invece di diminuire aumenta sembra quasi che albeggi ed in effetti è così questo è il periodo che alle Svalbard  vi sono 24 ore di sole in cielo. Ore 23,30 si atterra, siamo arrivati non ci posso credere è giorno ed io sto camminando sulla neve, fuori non fa tanto freddo ci saranno fra i  -5 ed i -8 gradi.
Mi incontro con il ns. contatto Ester una professionale guida (italiana) che ci raggruppa e ci accompagna presso la ns. sistemazione un casotto in palafitta (sono tutte così nessuna abitazione a fondamenta a causa del permafrost lo strato di ghiaccio sotto il terreno che anche nei mesi estivi non disgela. La stanza è accogliente e molto pulita il bagno in comune ed al piano di sopra vi è la cucina comune.
Ester ci comunica che c’è stata una piccola variazione di programma, si parte per la prima escursione  l’indomani alle 8,30 e non il martedì. Ok nessun problema. Ore 02,00 fuori è come se fosse giorno e noi ci mettiamo i pigiami per tentare di fare qualche ora di sonno.

3° GIORNO LUNEDI’ 18 APRILE – LA COSTA EST
Sveglia alle 6,30 doccia e si esce di casa, lì vicino a poche centinaia di metri c’è l’albergo, l’unico della località, dove è possibile fare colazione, ne abbiamo bisogno. Ore 8,30 passa a prenderci Inghl quella che sarà la nostra guida da quel momento, una ragazza sui 30/35 anni in gamba, una sorta di maschiaccio, sebbene carina. Arriviamo alla sede di Poli Arctici (www.poliarctici.com), il nostro tour operator in zona, dove conosciamo Stefano Poli (il fratello di Ester) un ex ricercatore universitario talmente appassionato del Polo Nord che vi si è stabilito. Ci viene fornita l’attrezzatura da motoslitta (tuta, passamontagna, guanti, casco e quant’altro)  spiegazione sul funzionamento delle motoslitte e delle norme di sicurezza, dopodiché si attaccano i carrelli alle motoslitte con le taniche di benzina, la valigetta di pronto soccorso, ed ogni altra attrezzatura necessaria ivi compreso il fucile nel caso in cui malauguratamente si dovesse incappare in qualche orso – parentesi – l’orso bianco, ci viene spiegato, è un animale bellissimo ma è anche uno dei più feroci predatori oltre ad essere estremamente aggressivo essendo costantemente affamato per cui mentre noi altri che andiamo lì speriamo di vedere l’orso, loro che ci accompagnano si augurano il contrario tant’è che ci raccomandano che nel caso in cui lo si dovesse incontrare di non pensarci due volte a mettersi in motoslitta anche in due o in 3 e scappare senza pensare a nulla,  poi successivamente si tornerà a recuperare il materiale o quel che ne resta – chiusa parentesi – Siamo pronti si parte destinazione la costa est la più fredda e quella più aperta. Dopo circa un ‘ora ad andatura tranquilla 30-40 km/h, si inizia a marciare e quando il percorso lo permette si raggiungono anche gli 80-90 km/h – ammazza e come corrono le motoslitte e chi lo immaginava – il panorama è fantastico il bianco candido ed immacolato della neve ti avvolge e rilascia un senso di pace e tranquillità indescrivibili, ogni tanto ci si ferma per un caffè e qualche biscotto, siamo attrezzatissimi non ci manca nulla abbiamo anche uno sciroppo locale che bevuto caldo è buonissimo. Il tempo è ottimo non ci sono nuvole ed ovviamente il sole è alto, il freddo c’è – circa -12 gradi ma non si avverte l’adrenalina è altissima e l’emozione di essere lì riesce a compensare bene. Dopo circa 5 ore di marcia ci siamo in lontananza si vede il mare, o meglio ci viene detto che quello è il mare anche se noi vediamo un immensa distesa bianca – io l’ho definito il deserto bianco  – ed anche a Inghl è piaciuta questa definizione. Ancora 30 minuti di marcia e facciamo la pausa pranzo sono circa le 15,00. Siamo in mezzo al mare, sotto di noi solo una settantina di centimetri di ghiaccio ci dividono dall’acqua. A pochi metri da noi ci sono gli iceberg incastrati tra i ghiacci dopo ci andremo. Il pranzo: da non credere ho mangiato la pasta alla bolognese in mezzo ai ghiacci –  liofilizzata sottovuoto ci si aggiunge un po’ d’acqua calda si mischia e si aspetta qualche minuto e si mangia, certo non è una primizia ma è calda e ti fa passare l’appetito. Il posto è fantastico spostiamo il campo di qualche chilometro ed attraversiamo il mare fermandoci di tanto in tanto a vedere gli iceberg  spettacolo di luce incredibile colori innaturali si arriva infine al fronte del ghiacciaio che termina in mare è fantastico. Un muro di ghiaccio alto oltre 20 metri e lungo forse chilometri; breve pausa caffè e si riparte per il ritorno a Longyearbyen, durante il percorso il tempo cambia  butta a cattivo, per strada inizia a tirare un po’ di vento e viene giù qualche fiocco di neve. Poco prima dell’arrivo piccolo incidente Peppino (Antonio) cade dalla motoslitta, nulla di grave per fortuna nessun danno a lui e solo un pulsantino ed un paio di graffi alla slitta. Inghl tira fuori l’attrezzatura per tirare su la slitta e si riparte ancora qualche ora di cammino sempre immersi in un silenzio irreale l’unico rumore che si avverte è quello delle nostre motoslitte, spente queste, il silenzio e la pace ti avvolgono, è difficile da spiegare ma l’emozione che si prova a stare lì in mezzo ai ghiacci in pochi di noi (eravamo 6 in totale Totò, Peppino, Inghl e tre ragazzi tedeschi)
non è facile da descrivere con le parole.
Sono le 20,00 siamo al campo base. Posiamo l’attrezzatura e ci accompagnano all’alloggio. Siamo stanchi ma abbiamo fame saliamo su in cucina e vai con pasta al pomodoro, una sigaretta e poi senza arrenderci scendiamo giù in paese per veder il sole di mezzanotte sul fiordo. Torniamo a casa e subito a nanna domani si dorme è giornata di pausa.

4° GIORNO MARTEDI’ 19 APRILE – VISITA A LONGYEARBYEN
Ore 9,00 con calma ci svegliamo doccia ci si veste ed usciamo per vedere cosa c’è in questo piccolo centro abitato sono circa 1.500 abitanti  – particolarità hanno da un lato della casa parcheggiate le motoslitte e dall’altro delle piccole imbarcazioni per quel paio di mesi di disgelo – arriviamo in centro che non è altro che un corridoio tra le file di casotti dove però non manca nulla, dal supermercato ad un paio di bar/ristoranti ad un negozio di noleggio d’armi a quello che vende i pellami abbiamo visto anche la sala cinema ed il centro sportivo coperto ovviamente, facciamo colazione e decidiamo di andare a visitare il museo, ci incamminiamo e vicino all’ospedale – rappresentato da una statua raccapricciante che raffigura un uomo in una specie di bara con un ginocchio in trazione – leggiamo “Kulturhuset” immaginiamo nel nostro norvegese che sia la casa della cultura – il museo ci siamo l’abbiamo  trovato, entriamo e domandiamo ad una ragazza la quale gentilmente ci spiega che avevamo completamente sbagliato trattandosi della biblioteca/casa dei bambini e che il museo si trovava più giù nei pressi dell’Università (Totò e Peppino continuano nelle loro figuracce). Entriamo al museo e seguiamo le abitudini locali ovvero dobbiamo levarci le scarpe e mettere delle pantofole, tranne che al supermercato si usa così, interessante ci viene illustrato lo sfruttamento minerario delle Svalbard e la loro colonizzazione acquistiamo qualche souvenir ed usciamo incamminandoci verso casa. Il tempo sta cambiando inizia a tirare vento ed arrivano le nuvole. Giunti all’alloggio dopo aver fatto un po’ di spesa, ci prepariamo il pranzo ed in cucina conosciamo  una coppia norvegese, credo, scambiamo 4 chicchere nel nostro “spiccato” inglese e dopo un oretta di riposo siamo nuovamente per strada. Destinazione la visita alla “Svalbard Kirke” la chiesa più al nord del pianeta. Il tempo ormai è brutto il vento è forte e fa freddo e viene giù qualche fiocco di neve, ma non ci perdiamo d’animo e sebbene a fatica arriviamo in chiesa. Anche qui abbiamo la necessità di levare le scarpe saliamo su e l’accoglienza è veramente straordinaria. Ci viene incontro una sorta di sacrestano – modello Ned Flanders dei Simpson – il quale ci invita ad assistere al concerto di pianoforte e ci spiega un po’ le loro abitudini. La chiesa in fondo è un punto di ritrovo i bambini sono vestiti con abiti locali si prepara da mangiare ed in fondo a tutta la sala c’è un semplice altare ma molto, molto suggestivo. Restiamo un po’, anche per riprendere un po’ di calore, e poi andiamo via fuori il tempo è proprio brutto il vento è aumentato ed anche le nuvole, torniamo in stanza stanchi, mangiamo qualcosa e ci addormentiamo anche in vista della giornata che ci aspetta.

5° GIORNO MERCOLEDI’ 20 APRILE – PYRAMIDEN
Sveglia alle 7,10 anche perché abbiamo appuntamento con Ester alle 8.30, ma verso le 8.00 arriva un sms che ci comunica che il tempo è troppo brutto per partire, ma hanno visto le previsioni e verso le 12.00 dovrebbe migliorare per cui si rimanda la partenza di qualche ora. Usciamo andiamo in paese acquistiamo qualche cartolina e facciamo colazione, nevica forte e tira ancora un forte vento. Torniamo a casa effettivamente verso le 11.30 smette di nevicare ed il vento si calma. Ester ci conferma che ci viene a prendere andiamo al campo base e riorganizziamo l’attrezzatura ci infiliamo i tutoni da slitta, questa volta siamo in 8 a partire oltre noi ci sono Inghl due ragazze una belga e l’altra slovena, due finlandesi ed un ulteriore guida il cui nome non ho mai capito che abbiamo definito McGyver, un omone di 50 anni sebbene ne dimostrasse almeno 10 in meno simpatico il quale aveva ricevuto come regalo per il suo cinquantesimo compleanno d’essere trasportato in charter al polo nord geografico 90^ parallelo, in quanto quando c’era stato in spedizione aveva dimenticato di segnare il proprio nome tra quelli che vi erano arrivati e la cosa non gli andava giù. Partiamo il viaggio è tranquillo ed l tempo è estremamente migliorato, fa più freddo, forse anche – 18,  ma c’è un bel sole. Ci fermiamo a vedere un gruppo di renne artiche, poi si riparte il percorso questa volta è più difficoltoso rispetto alla Costa Est si passa tra stretti sentieri si salgono e scendono montagne in piccoli canaloni il panorama è fantastico e vi è sempre quella sensazione di pace, fermarti e veder un universo bianco immacolato le cui uniche tracce sono quelle nostre è qualcosa di indescrivibile.
Arriviamo sulla cima di un ghiacciaio Inghl ci spiega che in pratica siamo al confine con l’80° parallelo ed in fondo a tutto il ghiacciaio c’è il fiordo che apre sulla baia di Pyramiden – l’abbandonato centro minerario russo. Scendiamo il ghiacciaio e ci immettiamo sul mare al centro del fiordo tra il ghiacciaio e Pyramiden in mezzo al mare c’è un improvviso denso banco di nebbia, a fatica vedevi la scia lasciata dalla slitta che ti precedeva, la sensazione è allo stesso tempo adrenalinica e surreale, per fortuna dura poco arriviamo a Pyramiden è strepitoso quello che hanno fatto i russi per sfruttare una miniera per circa una trentina di anni.
C’è tutto la scuola, l’ospedale, il porto ed il palazzo governativo ed è tutto abbandonato ci sentiamo solo noi in contrasto con un folto gruppo di Albatros che staziona lì vicino. Pranziamo (il nostro mitico liofilizzato) e con calma ripartiamo. Riattraversiamo il fiordo ci fermiamo dinanzi al ghiacciaio la cui massa è enorme ed anche qui Inghl ci spiega che la conformazione di questo ghiacciaio è tale che è prevedibile nei prossimi anni che questo faccia quello che lei definiva un”source” ovvero una sorta di improvviso spostamento, anche di 100 metri, in avanti.

Lo risaliamo e ci rifermiamo sulla sua sommità dove ci lasciano i due finlandesi i quali muniti della loro attrezzatura e delle tende resteranno in esplorazione tra quei ghiacci per una decina di giorni. Rifacciamo il percorso di ritorno, che non è facile infatti ci impantaniamo un paio di volte per la troppa neve in salita, meno male che c’era McGyver,  sono quasi le 22.00 e ci fermiamo nel fiordo dove è incastrato nei ghiacci del mare il “Noorderlicht” un veliero usato in inverno come campo base intermedio. È spettacolare vederlo con la prua incagliata nel ghiaccio e pensare che poco più di mezzo metro sotto i nostri piedi ci sono decine di metri di profondità d’acqua di mare.

Pausa caffè alle 23,00 e poi in marcia verso casa, arriviamo ala campo base di Poli Arctici alle 01,30 in piena notte polare, col sole praticamente. Inghl ci accompagna a casa e ci salutiamo, domani alle 15,00 purtroppo si riparte.

6° GIORNO GIOVEDI’ 21 MARZO – IL RITORNO
La mattina con calma rifacciamo i bagagli abbiamo l’aereo alle 14,45 ed Ester passerà a prenderci verso le 13,30, usciamo per fare gli ultimi acquisti di souvenir di questo posto particolare, arriva Ester e ci porta in aeroporto effettuato il check-in pochi minuti dopo si parte, scalo tecnico a Tromso ed arrivo ad Oslo alle 19,00. Prendiamo l’autobus che ci porta in centro dove il mitico Tobia ci ha trovato una buona sistemazione. L’albergo è bello 39 piani moderno , noi siamo al 17° e c’è una vista su tutta Oslo, che a noi personalmente non piace più di tanto, io c’ero già stato ed anche la prima volta non mi aveva entusiasmato, una città sporca e fuori luogo dal resto della Norvegia. Alla reception ci consegnano le schede magnetiche al posto delle chiavi delle stanza ed ecco che Totò e Peppino tornano in azione. Non riusciamo a salire al piano solo al 3^ tentativo ci arriviamo. Entriamo in stanza e non si accendono le luci perché ci domandiamo e…ops.. ci vuole la scheda..finalmente siamo in stanza circa 20 minuti per arrivarci comico e disastroso. Facciamo un giro per Oslo di notte, mangiamo qualcosa e verso le 24,00 torniamo in albergo. Si va a dormire che domani ci aspettano altri 2 aerei e poi siamo a casa.

7° GIORNO VENERDI’ 22 APRILE 2011 – OSLO-COPENAGHEN – MILANO – SIAMO A CASA
Ci svegliamo ormai abbiamo solo voglia di tornare a casa. Scendiamo a fare colazione, ottima, prepariamo i bagagli e via. Autobus e siamo di nuovo in aeroporto, alle 13,00 partiamo atterriamo a Copenaghen alle 14,00, il tempo di pranzare all’italiana ed alle 16,40 prendiamo l’ultimo volo che ci riporta a casa. Alle 19,00 siamo a Malpensa dove ci aspettano la Pina e la Concy – le nostre fantastiche consorti.

RIFLESSIONI FINALI
Cosa ci ha dato questa avventura? Sicuramente un senso di soddisfazione e poi sebbene sia stata tutto sommato faticosa, in ogni caso, parlo almeno per me, un senso di pace e di tranquillità un momento per scaricare lo stress del quotidiano cambiando completamente posto andando in uno di quei luoghi dove la tranquillità, la pace il silenzio e la natura è dominante su ogni altra cosa, dove non v’è inquinamento, l’aria è pulita e si sente. Forse non riuscirei a viverci ma certamente ci tornei.

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