Orso Polare Svalbard

18 febbraio, 2014 • News, scienza e naturaNessun Commento

una piccola storia dell’Orso Polare, perchè la fame a volte gioca brutti scherzi.
Per mettere qualcosa nello stomaco questa femmina di orso polare e il suo piccolo si sono avventurati fino a una carcassa di balena arenata vicino a riva nelle Isole Svalbard, Norvegia.

La madre, più esperta, si è mossa con disinvoltura su ciò che restava del cetaceo, ma il cucciolo, più impacciato, è scivolato finendo a mollo nell’acqua ghiacciata. Fortunatamente è riuscito a risalire quasi subito, altrimenti se la sarebbe vista brutta.  Il piccolo orso polare, infatti, probabilmente, non aveva ancora sviluppato completamente quello strato di grasso sottocutaneo che protegge dal freddo e dal ghiaccio gli esemplari adulti.

Per alimentare questo spesso “isolante”, gli orsi fanno incetta di grasso di balena, foca e trichechi, scorte ipercaloriche che li aiutano a sopravvivere anche nei periodi in cui il cibo scarseggia.

Orso Polare Svalbard

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

È una specie che si trova attorno al polo nord nel mare glaciale artico ed è il più grande carnivoro di terraferma esistente sul nostro pianeta insieme all’orso kodiak. L’esploratore Constantine John Phipps fu il primo a descrivere l’orso polare come specie a se stante nel 1774. Scelse il nome scientifico Ursus maritimus, dal latino orso marittimo, per via dell’habitat naturale dell’animale.

Orso polare Svalbard – è stato precedentemente inserito nel genere, Thalarctos. Tuttavia, l’esistenza di ibridi tra orsi polari e orsi bruni, e della recente divergenza evolutiva tra le due specie, ha portato gli studiosi a non accettare tale denominazione, tornando al nome scientifico proposto da Phipps e tutt’oggi accettato.

Esso è immediatamente riconoscibile perché dalla pelliccia bianca. Diversamente da altri mammiferi dell’Artide, non cambia in estate il colore in uno più scuro. I peli non sono di bianco realizzato con pigmenti, ma sono cavi e non pigmentati come i capelli bianchi negli esseri umani.

Orso polare Svalbard – sono isolati termicamente dal freddo molto bene, ma il loro corpo si surriscalda a temperature sopra i 10 °C. Il loro isolamento è così efficace che osservati con una videocamera ai raggi infrarossi sono a malapena visibili. Soltanto le loro zampe e il muso emanano un calore percepibile.

Orso polare Svalbard – Una caratteristica interessante della pelliccia è che, fotografata con luce ultravioletta, compare nera, ha quindi, come ulteriore meccanismo di produzione di calore, un’elevata capacità di assorbimento alle frequenze UV, pur essendo bianca. L’elevata concentrazione di retinolo rende il fegato dell’orso polare non commestibile e potenzialmente letale.

Orso polare Svalbard

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