Svalbard, l’arcipelago norvegese del Mar Glaciale Artico

13 giugno, 2016 • News, scienza e naturaNessun Commento

Un tempo, a Svalbard, arcipelago norvegese del Mar Glaciale Artico, si andava a caccia di balene, renne, orsi, foche. Poi, fu la volta del carbone. Nel 1906, a Spitzbergen, la più grande delle isole, John Munroe Longyear costruì un villaggio, facendone una stazione estrattiva. Ancora negli anni Venti, il regno del carbone, quello con le case colorate appollaiate sulla roccia, si chiamava Long Year City. Per raggiungere la miniera della Store Norske Spitzbergen Kul Kompanie, incastonata nella montagna a centinaia di metri sul livello del mare, i minatori si servivano di una funicolare rudimentale, un carrello senza riparo legato a un canapo.

A Long Year City c’era la teleferica, il telegrafo Marconi, la luce elettrica, l’ufficio postale e un villaggio con casette in legno ben arredate. La più bella era quella della società carbonifera. Oggi il vecchio villaggio di minatori si chiama Longyearbyen. Le montagnole di carbone e i carrelli per il trasporto dei minerali fanno ancora parte del paesaggio, interrotto qua e là da vecchie rotaie divelte.

Longyearbyen è il capoluogo delle Svalbard, regno di tundre, fiordi, ghiacciai, del salix polaris, della betulla nana, del papavero giallo, di foche, trichechi, urie, gabbiani tridattili, procellarie artiche, gazze marine, orsi, volpi, renne, cani polari. Tutt’intorno, il mare ricoperto dal pack.
Nonostante i venti meridionali, vi domina un clima rigidissimo, con temperature che possono raggiungere i quaranta gradi sotto lo zero. Il permafrost è ovunque. Il suolo, perennemente ghiacciato, è l’ideale per lo stoccaggio sotterraneo al freddo tanto che tempo fa qui è stato creato un deposito per lo stivaggio delle sementi, a rischio di disastri naturali, guerre, conflitti, provenienti dalle tante banche genetiche del pianeta.

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